Angoscia
L’angoscia si aggrappa ai muscoli, irrigidisce le spalle, piega la schiena, incide ogni gesto con una tensione invisibile e costante. Il corpo si contrae su se stesso, lo sguardo cerca vie di fuga, le mani trovano rifugio in gesti ripetitivi: un’unghia spezzata tra i denti, le dita che tormentano l’orlo di una manica.
Gli spazi si restringono. Attraversare una stanza piena di gente sembra un atto d’esposizione, parlare richiede uno sforzo innaturale, stare fermi un esercizio di contenimento. L’angoscia ridisegna la percezione: ogni voce suona più vicina e minacciosa, ogni sguardo pesa, ogni movimento altrui diventa imprevedibile, un possibile scossone all’equilibrio precario.
La mente stringe tutto in un cerchio soffocante. I pensieri non si rincorrono: scavano, incidono, ripetono all’infinito lo stesso scenario, lo stesso pericolo. Il sonno diventa un’illusione o un territorio ostile, fatto di risvegli improvvisi, battiti accelerati, attimi in cui il corpo reagisce prima ancora di capire cosa lo ha spaventato.
Freud parlava di desideri repressi, Jung di fratture interne. In una narrazione, l’angoscia può radicarsi in un passato che si rifiuta di restare tale, in un errore che si ripresenta sotto nuove forme, in un senso di perdita che nessun ragionamento riesce a dissolvere.
Nei rapporti con gli altri, l’angoscia non isola subito. Prima trasforma: irrigidisce i silenzi, distorce le risposte, altera le distanze. Poi restringe il mondo, lasciando il bisogno di protezione a soffocare chi lo prova, fino a renderlo prigioniero delle stesse strategie con cui cercava di salvarsi.
Altre caratteristiche dell’angoscia:
- Espressione facciale: occhi spalancati, sopracciglia aggrottate, bocca aperta o tirata in smorfia.
- Sguardo: evitante, sfuggente o fisso in lontananza.
- Respirazione: rapida o irregolare; iperventilazione.
- Postura: chiusa, protettiva, come abbracciarsi.
- Movimenti: irrequietezza o paralisi; gesti nervosi.
- Voce: cambiamenti nel tono, balbuzie o difficoltà nel parlare.
- Focus mentale: ripetizioni o ossessioni su un argomento.
- Reazioni: pianto, risate nervose o fuori contesto.
- Distanza fisica: ritiro o tentativo di fuga.
- Sintomi fisici: sudorazione, palpitazioni, problemi digestivi.
- Dissociazione: sensazione di stacco dalla realtà.
- Tensione muscolare: rigidità o dolore.
Esempio:
Emma fissò il cellulare nella sua mano. Sullo schermo, il messaggio di Marco sembrava espandersi, occupare tutto lo spazio.
«Dobbiamo parlare.»
Due parole e il corpo smise di collaborare. Ebbero un attimo di scontro, il respiro e la gola: nessuno voleva cedere. Per giorni aveva evitato di affrontare la distanza tra loro—frasi lasciate a metà, gesti esitanti, silenzi che si trascinavano troppo a lungo. Ora non c’era più modo di sfuggire.
Le ginocchia si piantarono nel pavimento mentre apriva la porta dell’appartamento. Marco era sul divano, le dita che tormentavano il bordo della manica, stringendo il tessuto fin quasi a deformarlo. La guardò appena, poi il suo sguardo scivolò via, come se trattenere quell’incontro troppo a lungo potesse fargli male.
Emma si sedette accanto a lui, le mani strette in grembo per contenere il tremore che risaliva dalle dita.
«Marco.» La voce si spezzò appena. «So che dobbiamo parlare di... di quello che è successo.»
Marco annuì, lo sguardo ancora incollato al pavimento. Espirò piano, quasi con fatica. «Sì.»
L’aria premeva contro di lei, ogni respiro misurato. Il silenzio si srotolava tra loro, come un filo che nessuno osava spezzare.
Chiuse gli occhi per un istante, poi si costrinse a sollevare il mento. Non c’era più spazio per il non detto.