Affetto
L’affetto nasce nei piccoli gesti, in una mano che stringe un’altra senza bisogno di parole, in una coperta aggiunta sul divano prima che l’altro senta freddo. Non è un concetto astratto, ma qualcosa che si costruisce ogni giorno, senza bisogno di grandi gesti.
In letteratura, l’affetto dà profondità ai personaggi, li rende veri. Non si esprime con dichiarazioni solenni, ma con dettagli che il lettore riconosce nella propria vita: un messaggio senza motivo, una cena preparata senza essere richiesta, il silenzio riempito dalla semplice presenza.
Chi è affettuoso ascolta davvero. Non aspetta solo il proprio turno per parlare, ma coglie sfumature, ricorda dettagli che sembrano insignificanti. Non dimostra vicinanza con grandi gesti, ma con attenzioni costanti: lascia l’ultimo pezzo di torta senza farsene accorgere, copre qualcuno con un ombrello senza dirlo.
L’affetto è anche protezione. Non sempre con parole rassicuranti, ma con la certezza di esserci. Si manifesta nelle notti insonni passate accanto a chi sta male, nel rimanere quando sarebbe più facile andarsene.
Non nasce dal nulla, si costruisce nel tempo, in ogni momento condiviso, nelle abitudini che si intrecciano. È un bisogno umano primario, non solo emotivo, ma anche fisico. Il contatto, una carezza sfiorata distrattamente, innesca reazioni nel corpo, attivando una sensazione di sicurezza. È il motivo per cui i neonati smettono di piangere quando vengono tenuti in braccio, il motivo per cui un abbraccio, a volte, vale più di qualsiasi parola.
Altre caratteristiche dell’affetto:
- Tocco gentile: che si tratti di una pacca sulla spalla, di una mano che cerca l’altra o di un abbraccio, il contatto fisico è un chiaro segnale di affetto.
- Sguardo caloroso: gli occhi possono brillare o ammorbidirsi quando guardano la persona verso cui provano affetto.
- Postura: si inclinano spesso verso la persona con cui stanno parlando, chiudendo la distanza tra loro.
- Sorriso genuino: l’affetto si manifesta in un sorriso che raggiunge gli occhi, creando piccole “zampe di gallina” ai lati.
- Espressione rilassata: la fronte e le sopracciglia sono rilassate, senza segni di tensione o preoccupazione.
- Sguardi prolungati: mantengono il contatto visivo, creando un collegamento intimo con l’altra persona.
La rappresentazione dell’affetto in narrativa non solo rinforza il legame tra i personaggi, ma consente anche ai lettori di specchiarsi in essi, rievocando i loro sentimenti ed esperienze. Un ritratto accurato dell’affetto può rendere un personaggio tridimensionale, permettendo al lettore di creare un profondo legame empatico con la storia.
Esempio
Una scia di deodorante sfuma nell’aria, contendendosi lo spazio con l’aroma caldo del pane appena sfornato.
Lucia corre dietro ai bambini, le ciocche si scompigliano a ogni passo. Matteo, con le guance arrossate, allunga le braccia verso una palla quasi più grande di lui. Anna, i riccioli spettinati dal gioco, ride senza sosta.
Mi fermo sulla soglia. Le loro voci riempiono l’aria.
In cucina, appoggio il pane sul tagliere. Il coltello affonda nella crosta dorata, che si spezza con un suono netto, lasciando intravedere la mollica soffice. Verso un filo d’olio in una ciotola e lo metto sul tavolo.
Lucia entra con i bambini al seguito, i volti accesi dal gioco e dal sole.
Sfioro la sua fronte con le labbra, il sudore leggero si mescola all’odore di sole. «Pronti per mangiare?» Le passo un tovagliolo.
Lei ride e solleva Anna tra le braccia. «Sempre pronti! Soprattutto se c’è il tuo pane.»