Ammirazione

L’ammirazione nasce quando riconosciamo in qualcuno una qualità distintiva, qualcosa che lo distingue ai nostri occhi. Può essere un oratore che cattura la sala con la sua sicurezza, un artigiano che affina ogni dettaglio con dedizione o qualcuno che affronta con tenacia un ostacolo che noi stessi temiamo.
Il rispetto non basta: vogliamo capire cosa si cela dietro quel talento, quali scelte, sacrifici o intuizioni lo hanno reso possibile. A volte, senza accorgercene, imitiamo un gesto, un’espressione, un modo di fare, come se quel gesto potesse entrare nel nostro modo di essere.
L’ammirazione si legge nei nostri gesti: lo sguardo attento, il corpo che si inclina leggermente in avanti, il tono della voce che si fa più misurato o entusiasta. Cerchiamo occasioni per ascoltare, osservare e, se possibile, avvicinarci a chi incarna ciò che desideriamo far crescere in noi.
Ma la linea tra ammirazione e idealizzazione è fragile. Se vediamo solo il traguardo e non il percorso fatto di tentativi e ostacoli, finiamo per credere in un’immagine perfetta, dimenticando che ogni successo nasce anche da errori e incertezze. E quando questa immagine si incrina per un fallimento, una contraddizione o un’imperfezione che non avevamo considerato, la stima può trasformarsi in delusione o distacco.
Perché l’ammirazione sia davvero utile, deve essere consapevole. Invece di mettere qualcuno su un piedistallo, possiamo trarre ispirazione per affinare le nostre capacità, con la consapevolezza che il miglioramento non nasce dall’imitazione cieca, ma dalla comprensione e dalla pratica.

Altre caratteristiche dell’ammirazione
  • Espressione facciale: espressioni di meraviglia, occhi brillanti e un sorriso di approvazione. Le sopracciglia possono sollevarsi leggermente, segnalando sorpresa positiva. Lo sguardo rimane fisso sulla fonte di ammirazione, con una leggera dilatazione delle pupille, segno di interesse e coinvolgimento emotivo.
  • Linguaggio del corpo: una postura aperta e rilassata, con un’inclinazione verso la fonte di ammirazione. Il corpo può spontaneamente avvicinarsi, quasi senza che il personaggio se ne accorga. I movimenti sono fluidi, senza tensione, e spesso si verificano gesti di leggera imitazione dell’ammirato, come un riflesso inconsapevole.
  • Comunicazione verbale: commenti positivi, elogi e domande che riflettono un sincero interesse. Il tono della voce può essere più morbido o più vivace a seconda del grado di coinvolgimento emotivo. Spesso si manifestano pause naturali nella conversazione, momenti in cui l’ammirazione lascia il posto a una breve contemplazione silenziosa.
  • Comportamenti: tendenza a imitare o adottare tratti o comportamenti della persona o dell’oggetto ammirato. Il personaggio può iniziare a ripetere alcune espressioni verbali, atteggiamenti o persino abitudini dell’ammirato, come se inconsapevolmente volesse assimilarne le qualità.
  • Reazioni interne: sensazioni di calore, affetto e rispetto verso la fonte di ammirazione. L’ammirazione può generare un senso di entusiasmo e motivazione, ma anche una leggera soggezione o un desiderio di essere all’altezza della persona ammirata.
  • Riflessione e introspezione: una tendenza a confrontarsi con la fonte di ammirazione, riflettendo sulla propria crescita e aspirazioni. L’ammirazione può spingere il personaggio a riconsiderare le proprie capacità, i propri obiettivi e il proprio valore personale, portandolo a desiderare di migliorarsi.
  • Motivazione: un desiderio rinnovato di migliorarsi e di raggiungere l’eccellenza in un determinato campo o aspetto della vita. L’ammirazione può trasformarsi in ispirazione, in una spinta interiore che porta il personaggio a impegnarsi di più, a sviluppare nuove abilità o a perseguire un sogno con maggiore determinazione.
  • Socializzazione: un desiderio di condividere la propria ammirazione con gli altri, spesso attraverso la discussione o la celebrazione delle qualità ammirate. Il personaggio può parlare con entusiasmo della persona ammirata, consigliarne le opere, i gesti o le azioni, oppure cercare di coinvolgere altri nella sua ammirazione, creando un senso di appartenenza e condivisione.

Esempio:
Emma fissò Marco, attenta a ogni parola. Strinse i denti fino a far pressione sulle gengive. Il tono non lasciava spazio a esitazioni. Non spiegava, non giustificava: disponeva i fatti, nudi e crudi.
Annuì senza accorgersene, immersa nel racconto. Se c’era da saltare, saltava. Se c’era da rischiare, rischiava. Lei, invece, restava un passo indietro, sempre in bilico tra il fare e il rimandare, a misurare gli errori prima ancora di commetterli.
Le mani scivolarono sulle cosce, le dita si aggrapparono al tessuto, torcendolo. Le labbra si dischiusero, un filo d’aria sfiorò la pelle. Si serrarono di nuovo. Le tempie pulsavano, il battito martellava le orecchie.
Si alzò.